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Innamorarsi un po’: Dirty e Cassandra

Araki“Innamorarsi un po’ non è possibile”, recitava a grandi lettere un muro nel parco. I 37 gradi percepiti impedivano a Cassandra di pensare pensieri ordinati.

La sua mente come un funambolo impazzito saltava da un estremo all’altro trascinando le emozioni dalla felicità più piena allo sconforto universale.

Tra le mani aveva un guinzaglio, legato al guinzaglio un cane maremmano che soffriva il caldo disumano di quella torrida estate romana.

Cassandra si toccò il collo indugiando sui solchi impercettibili che il collare aveva lasciato sulla sua pelle accaldata.

Deja-vu: una casa dalle grandi finestre, il vento, il ventre esposto, l’attesa.

Dall’altra parte della città, in una camera d’albergo, Dirty navigava su internet. Dirty era una cacciatrice. Utilizzava una tecnica tramandata oniricamente da secoli tra le amazzoni dell’asia centrale.

Dirty sognava e nel sogno individuava la preda.  Era il sogno a indicarle chi avrebbe dovuto inseguire e catturare, generazioni di cacciatrici venute prima di lei la guidavano ogni volta verso la vittima perfetta.

Cassandra, alla periferia della vita, in bilico tra lucidità e follia, incapace di scegliere, aveva bisogno di essere legata e seviziata dall’aguzzino di turno. Ogni sessione di sesso estremo la lasciava sempre più priva di amore e sempre più vicina alla soluzione finale.

Dirty aveva sognato Cassandra: in un parco c’era una scritta su un muro: “Innamorarsi un po’ non è possibile”.  Cassandra nel sogno portava un cane al guinzaglio e leggeva le parole soppesandole con il cuore. Dirty annusò quel sogno, l’avrebbe trovata, le piaceva la sua pelle delicata e quei segni rossi lasciati da corde sui polsi e sulle caviglie la rendevano la prossima vittima perfetta.

Fece qualche ricerca online, la trovò sul social network più popolare, le chiese l’amicizia e alle prime luci dell’alba, distesa sullo stipite della porta, si addormentò.

“Chi ti ha sognata stanotte?”, scrisse Dirty sulla bacheca di Cassandra il giorno dopo.

Cassandra aveva appuntamento con il suo carnefice, era giorno di punizione, doveva farsi legare e penetrare. Aveva le mutandine già bagnate. Dirty non aspettava altro. Annusò l’aria e inseguì il profumo di secrezione vaginale che aveva sentito in sogno.

Giunse all’ultimo piano di un palazzo di periferia. Le finestre erano aperte e accovacciata sul cornicione Dirty osservava l’interno familiare.

Una donna legata sul letto aspettava: il ventre esposto, un collare al collo. L’attesa.

Cassandra si sentiva osservata, ma con la lingua bloccata da una ball gag, non poteva parlare.

Era bendata ma sapeva che il carnefice la stava guardando. Dirty silenziosa saltò nella stanza e si avvicinò al corpo sudato di Cassandra. Cassandra ansimava, si contorceva di passione nell’attesa, emanava un odore intenso, era oscena così esposta e stremata dopo aver subito sodomia e penetrazioni multiple.

Dirty percorse la pelle di Cassandra con dita leggere come piume, ascoltava lo scorrere del sangue, il pulsare della linfa vitale, individuava i nodi principali, davanti ai suoi occhi prendeva forma una mappa dei cuori che pulsavano sotto la pelle eccitata di Cassandra.

Cassandra emise un gemito. Chi era ora che la carezzava? Il suo aguzzino non aveva un tocco così delicato, la pelle delle dita di lui non era vellutata come le piume che sentiva disegnarle spirali ed arabeschi sulla carne tesa del ventre.

Dirty sentì un rumore provenire dalla casa, l’uomo poteva tornare da un momento all’altro. Osservò di nuovo l’inerme Cassandra e in un attimo scelse il nodo che più degli altri si gonfiava di sangue. Era un punto sotto le costole, al centro del torso, un punto tenero e vulnerabile che agli occhi della predatrice riluceva di bagliori elettrici. Era lì che doveva affondare le sue mani.

Così poggiò le dita sul plesso solare di Cassandra. Cassandra espirò, assecondando il nuovo gioco, poi si sentì penetrare a fondo nel petto, sempre più a fondo, ancora più a fondo, ebbe paura ma non si contrasse per non soffrire. Al limite dell’espirazione si lasciò morire, sentì un dolore profondo, emise un ultimo “Ah” e Dirty iniziò a nutrirsi.

Entrando in camera l’uomo trovò una donna con gambe e corpo da uccello appollaiata sul letto e china sul corpo di Cassandra. La creatura alzò il volto mostrando un becco insanguinato, poi aprì le alì e volò via dalla finestra lasciando al carnefice il lavoro sporco. Ora sarebbe stato compito suo liberarsi del corpo sventrato di Cassandra, e neanche aveva finito di divertirsi come avrebbe voluto.

Contrariato si avvicinò al corpo, posò il pene nella ferita alla bocca dello stomaco. Si lasciò trascinare da un impulso improvviso e per placare la sua rabbia penetrò quella carne martoriata.

Cassandra non era ancora morta, la sua coscienza riaffiorò nell’osceno amplesso, sentì l’uomo che le scopava l’anima e si sentì amata. Allora comprese: innamorarsi un po’ non è possibile, ci si innamora solo in modo assoluto. Fu l’ultimo moto della mente prima del buio.

(difficilmente potrete mettere in pratica la tecnica qui descritta che richiede per essere padroneggiata una rigida disciplina e trasmissione diretta)

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