Eccolo lì di fronte a lei con quella pelle trasparente e quel sorriso innocente.
Pondgirl riusciva a vedere, oltre l’esile figura, il drago che animava quella creatura sfuggevole come l’acqua corrente.
“Ciao”, gli disse.
“Hi” rispose Riverboy, non senza un certo imbarazzo. Tra loro scorrevano le immagini di dieci anni prima, come se fosse stato ieri.
Pondgirl e Riverboy si era conosciuti a New York nel 1999. A quel tempo Riverboy lavorava come assistente alla regia per una piccola casa di produzione cinematografica mentre Pondgirl era stata assunta come fotografa di scena per poche mensilità.
Tra loro due scattò immediatamente una subdola alchimia, non riuscivano a trattenere il desiderio di sedursi reciprocamente.
Riverboy e Pondgirl erano entrambi del segno dello scorpione: mentre Pondgirl amava sprofondare nei melmosi abissi di passioni appiccicose, Riverboy scorreva veloce come l’acqua di un fiume in piena.
Pondgirl in quell’afoso Luglio americano era ospite in un dormitorio religioso mentre Riverboy, squattrinato cronico, viveva negli studi cinematografici dove lavorava.
La prima volta scoparono sotto il ponte di Brooklyn, in un cantiere mormone, lui era seduto a gambe incrociate con la schiena contro il muro e la birra accanto nella bustina di carta, Pondgirl gli montò sopra e gli risucchiò il cazzo nel suo profondo. Si mosse veloce e nervosa per farlo venire al più presto. Pondgirl voleva sigillare il possesso su quel corpo rapido, non le interessava godere ma solo possedere.
La seconda volta scoparono sulle scale antincendio in mezzo ai grattacieli fuori dagli studios. I condizionatori nella notte afosa sputavano lingue di vapori caldi, Riverboy divenne un drago sotto di lei che raggiunse l’orgasmo guardando uno sconosciuto che qualche piano più in alto era uscito a fumarsi una sigaretta. Con gli occhi fissi nell’ombra dell’uomo che li guardava, Pondgirl cavalcò l’ignaro Riverboy fino alle porte del suo piacere più grande.
Ci furono ancora due mesi di scopate furiose: nei bagni di servizio umidi di sudore, nel parcheggio vicino al dormitorio tra i cani che ululavano, nei vagoni deserti della metropolitana notturna tra gli effluvi di piscio dei barboni.
Quando si separarono Riverboy aveva il corpo pieno di lividi e morsi, Pondgirl aveva la mente smarrita in una pozzanghera di languore. Ci vollero mesi per rimettere insieme i pezzi.
Ora, dieci anni dopo erano lì, faccia a faccia, ad odorarsi di nuovo, come se il tempo non fosse mai passato. Lei aveva i capelli più corti, lui era diventato più uomo, ma sotto la loro pelle nulla era cambiato.
Quando a fine serata Pondgirl posò la sua bocca sulle labbra tremanti di Riverboy sentì che la stessa energia di un tempo scuoteva quel corpo agile e nervoso, sentì il drago del fiume muoversi nel corpo di Riverboy che la strinse un pò più forte sui fianchi sussurandole parole dolci in un italiano stentato. Pondgirl desiderò ancora una volta possedere il drago.
Scesero al fiume, e nel letto della sua città Pondgirl lo fece distendere. Con la bocca gli mangiava la bocca, con le gambe gli stringeva i fianchi, con la clitoride si strusciava sul suo pube. Gli mordeva il collo e poi tornava a leccargli le labbra e a respirargli il respiro. Riverboy sussultava sotto gli attacchi di Pondgirl, esasperato. Lei si alzò la veste, scostò gli slip e, slacciandogli i pantaloni, lasciò scivolare il pene eretto dritto e forte dentro le profondità liquide e strette del suo corpo. Riverboy, schiavo della natura, prese il controllo muovendosi furioso e lasciando che il calore lo montasse come un fuoco. Lungo la strada si sentì passare una volante della polizia. Riverboy eiaculò urlando fra i denti.
“Lasciami un pezzo di te questa volta Riverboy” sussurrò Pondgirl all’orecchio del liquido amante.
“Ti lascio il mio desidero” rispose lui, prima di sparire di nuovo nel fiume lasciando Pondgirl nella sua pozzanghera.