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Fiori di serra

Nobuyoshi Araki

Nobuyoshi Araki, serie "Flowers"

Nel Febbraio del 1999 Leonella viveva a Bruxelles. Lavorava come stagista presso una ditta di import-export di fiori con l’Olanda, ed aveva conosciuto, nel corso delle sue trasferte ad Amsterdam, un indio di padre americano che lavorava per una ditta gemella di Las Vegas.

Leonella e Javier, fin dal loro primo incontro in magazzino, si infiammarono di un desiderio scomposto e invadente.

Fu tra i fiori della serra numero 13 che si videro la prima volta. Le guance rosse e vellutate di Leonella accesero gli istinti sadici di Javier che desiderò immediatamente morderle e ferirle le gote. La bocca carnosa come una camelia porpora fu per Javier una chiara provocazione. Quella bocca andava deflorata. Leonella sotto gli sguardi insistenti di Javier arrossiva ancora di più senza sapere di infiammare la brama dell’uomo.

Nessuno dei due ebbe pace fino al meeting successivo in occasione del quale fecero in modo di restare soli a riunione conclusa.

Leonella viveva di visioni romantiche. Restare con Javier nella serra le sembrò un segno del destino e immaginò che lui le avrebbe declamato poesie paragonando la sua bellezza a quella dei fiori. E non aveva torto perchè era a fiori e carne che pensava Javier, ma la sua intenzione non era di limitarsi alle poesie. Per lui la poesia era azione.

“Signorina Leonella, la sua bocca in questa serra è il fiore più bello”
“Grazie Javier, lei mi confonde” rispose Leonella mentre le guance le si imporporavano.

“Inginocchiati e succhiamelo” aggiunse Javier slacciandosi i pantaloni e tirando fuori un gran bel cazzo dritto e con la cappella gonfia a forma di fungo.

La frase colse Leonella talmente di sorpresa che mollò un sonoro ceffone al suo interlocutore e fuggì tra violaciocche e tuberose.

Javier non era tipo da incassare un rifiuto, specialmente quando odorava l’accondiscendenza della sua preda. Con pochi passi veloci l’afferrò per un braccio, la strinse a sé e le sussurrò le stesse parole in un orecchio “Inginocchiati e succhiamelo, adesso”

Leonella sentì le ginocchia fiaccarsi, l’odore di tulipano dell’uomo la stordiva, lentamente si chinò a terra piangendo e per consolarsi prese tra le rosee labbra lo strano cazzo marrone che le veniva offerto.

“Sei tu il fiore più bello”, ansimava Javier mentre la prendeva a quattro zampe tra i vasi di begonie.
Leonella lasciava entrare quel cazzo gonfio dentro al suo ventre irrorato di sangue, aveva la testa tra fiori di mimosa appena tagliati. Lui la montava con tutto il suo corpo grosso e caldo mentre lei morbidamente sussultava singhiozzando alle sue spinte.

Estrasse il cazzo dalla fica e glielo rimise in bocca. Leonella succhiava e prendeva senza sosta, ebbra dei profumi di serra, lui la spinse tra la terra sotto i cespugli di rose e tra i rovi le forzò l’ano.
Questo si aprì alle sue spinte come un fiore carnivoro avvolgendo strettamente il membro duro e inquieto in un abbraccio senza respiro.

Bocconi sulla terra, aspirandone l’odore amaro, Leonella innaffiò dei suoi umori il roseto esplodendo in un orgasmo liquido che trasformò il suo cervello in melassa dolce.

Soddisfatto Javier raccolse una margherita e gliela mise tra i capelli spettinati.

“Lei è bellissima signorina Leonella, un prezioso fiore di serra”
Nonostante tutto Leonella arrossì ancora, amava venir corteggiata.

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